Menu principale:
CURE
LE TECNICHE TERAPEUTICHE NEGLI UCCELLI
Autore: Dott. MARCO BEDIN
INFORMAZIONI GENERALI
Gli uccelli hanno un metabolismo molto rapido che richiede la frequente somministrazione di dosi di farmaci, in certi casi anche elevate, rispetto a mammiferi dello stesso peso. Si rende comunque indispensabile pesare sempre l’animale prima di decidere il dosaggio corretto di un farmaco poiché gli uccelli possono risentire in modo acuto degli effetti tossici dei farmaci.
Molti degli studi farmacocinetici sono stati condotti sui polli e altre specie di pollame domestico. Nonostante un numero crescente di ricerche vengano ogni anno condotte su specie di animali esotici, non sempre è possibile avere una dinamica farmacocinetica di farmaco in ogni singola specie. Per questo motivo si rende necessario calcolare la dose corretta per l’animale mediante il calcolo allometrico.
Alcune problematiche sull’impiego dei farmaci derivano dal fatto che la maggiorparte dei farmaci usati in Medicina Aviare non sono registrati per gli uccelli, ed in particolar modo per quelli da compagnia. Per questo motivo alcuni fattori come le piccole dimensioni degli uccelli, la concentrazione dei farmaci nelle preparazioni farmaceutiche reperibili sul mercato, le masse muscolari relativamente piccole dove eseguire delle inoculazioni intramuscolari e la struttura anatomica unica del tratto digerente e respiratorio sono molto importanti quando si intende determinare una dose ottimale per gli uccelli.
La via più comunemente utilizzata per la somministrazione dei farmaci in queste specie è la via orale (per bocca, nell’acqua da bere, nel cibo, ecc..) o parenterale (intraossea, endovenosa, intramuscolare e sottocutanea). La via intraossea e endovenosa vengono impiegate per i farmaci irritanti e nei casi di urgenza dal Medico Veterinario. Altri metodi di somministrazione di farmaci sono: la nebulizzazione, gli impianti terapeutici, iniezioni profonde guidate dall’endoscopio.
LA SOMMINISTRAZIONE DEI FARMACI
Topica
Gli uccelli non tollerano bene la via topica di somministrazione dei farmaci. Alcune pomate oleose possono imbrattare ed indebolire il piumaggio, inoltre gli uccelli a cui vengono applicati questi medicamenti possono pulire con insistenza il proprio piumaggio sino a quando non lo rimuovono completamente, con il rischio di indurre o aggravare quadri di autodeplumazione o automutilazione. Inoltre, esiste anche il pericolo di effetti collaterali gastrointestinali e sistemici per l’ingestione del farmaco. Nel caso n cui il trattamento topico risulti indispensabile è il caso di considerare di fare dei bendaggi della parte e di mettere in atto delle tecniche di restrizione (riduzione della luce, collari elisabettiani, ecc..).
Orale
La somministrazione di farmaci nell’acqua da bere e nel cibo sono pratiche attuabili solo per trattare gli animali su vasta scala. Gli uccelli ammalati possono mangiare e bere meno del solito per cui questo risulta essere un metodo poco affidabile ed è consigliabile evitarlo per trattare il singolo soggetto. Molti uccelli possono tentare di mordere per difendersi per cui l’uso di una siringa per la somministrazione dei farmaci, anche per via orale può essere d’aiuto, in particolare per i proprietari. Per volumi maggiori di farmaci è consigliabile avvalersi dell’uso di sondini metallici per l’alimentazione forzata o di plastica per la somministrazione forzata. Questi sondini devono essere inseriti nell’esofago sino al gozzo, evitando di penetrare in trachea.
a) Per inserire un sondino da alimentazione forzata in un pappagallo, tenere l’uccello rivolto verso l’alto con il collo esteso. b) Il sondino deve essere introdotto nella cavità orale dal lato sinistro del becco ed inserito poi nell’esofago seguendo il lato destro del faringe. L’estremità del sondino deve essere palpata, per assicurarsi di essere nel gozzo, prima di inserire i liquidi o la formula da imbecco. 1- trachea; 2- esofago; 3- gozzo; 4- laringe; 5- glottide; 6- lingua.
In caso di gravi patologie del cavo orale, dell’esofago, del gozzo e del proventricolo un Medico Veterinario Specializzato sarà in grado di applicare chirurgicamente per via transcutanea un catetere flessibile direttamente nell’esofago, nel ventricolo o nel proventricolo per garantire l’alimentazione all’animale.
Sottocutanea
Le iniezioni sottocutanee sono usate meno frequentemente per la minore prevedibilità della farmacocinetica del principio attivo e del suo minore assorbimento. L’eccezione comprende la somministrazione di alcune soluzione reidratanti e elettrolitiche nonché, di alcuni vaccini (quando saranno finalmente disponibili anche in europa; si ricorda infatti che attualmente non sono disponibili nel nostro paese vaccini utilizzabili nei pappagalli. Diffidate sempre da chi vaccina i pappagalli).
Intramuscolare
Solitamente è la via parenterale di scelta per la prevedibilità dell’assorbimento del farmaco e della farmacocinetica della molecola impiegata. Il punto di inoculazione maggiormente usato negli uccelli sono i Muscoli pettorali ed il muscolo ileotibiale delle zampe. Chiaramente è possibile somministrare volumi di liquidi in stretta relazione alle dimensioni dell’animale ed alcuni farmaci è consigliabile somministrarli diluiti per le possibili irritazioni e conseguenti formazioni di ascessi o ulcere. Durante la somministrazione per via IM è bene impiegare aghi sottili sia per limitare al massimo la lesione da penetrazione dell’ago, sia per evitare di trafiggere il torace e penetrare in cavità toracica o addominale.
Endovenosa
Negli uccelli, per la somministrazione endovenosa (EV) dei farmaci vengono utilizzate le vene giugulare, alare e mediale metatarsale. Le vene degli uccelli tendono ad essere più fragili di quelle dei mammiferi, possono per cui essere facilmente danneggiate da una manualità non corretta ed insicura. Inoltre, specie diverse presentano livelli di fragilità venosa diverse. In ogni caso nei pappagalli la via endovenosa sia per l’inoculazione di farmaci che di prelievi venosi è la Vena Giugulare (è chiaro che in caso di estrema necessità è possibile usufruire anche in questa specie degli altri accessi venosi disponibili negli uccelli).
Intraossea
I cateteri intraossei sono tecnicamente semplici da applicare e mantenere rispetto a quelli endovenosi. L’ulna distale e la tibia prossimale sono i siti di preferenza. E’ richiesta una certa manualità ed attenzione per evitare le ossa pneumatiche come il femore e l’omero, nonché è indispensabile eseguire la manualità in condizioni di sterilità. La tecnica di somministrazione intraossea permette un assorbimento quasi pari a quella endovenosa, chiaramente il volume somministrabile a bolo è inferiore anche se può essere prolungato nel tempo.
Tecnica per applicare un catetere intraosseo nell’ulna distale. a) Il pollice viene applicato a livello dell’ulna (1) per fare da guida. b)Il catetere viene inserito ventralmente al condilo dorsale dell’ulna distale (2). Il radio (3) ed il carpo (4) possono essere d’aiuto per indirizzare la cannula durante l’inserimento. C) il catetere viene suturato o fissato alla cute.
Nebulizzazione
Le patologie respiratorie spesso sono complicate da infezioni micotiche e batteriche resistenti a diversi antibiotici e possono richiedere l’uso di sostanze potenzialmente nefrotossiche. La nebulizzazione di queste sostanze in particelle di dimensioni inferiori di 3 ìm (questa dimensione favorisce il raggiungimento delle vie aeree inferiori delle particelle nebulizzate) sembra essere d’aiuto nella terapia. Molti farmaci che vengono nebulizzati sono scarsamente assorbiti tramite l’epitelio respiratorio, per cui gli effetti tossici sistemici sono meno probabili. La nebulizzazione non può essere l’unica forma di terapia ma deve essere associata a farmaci somministrati per via sistemica. Per eseguire una corretta nebulizzazione è possibile impiegare macchine per aerosol per uso umano: l’animale viene posizionato in una gabbia, anche di piccole dimensioni che deve essere completamente chiusa (ma con prese di aria per permette l’aerazione) nella quale in uno dei lati viene applicato l’erogato per aerosol. Solitamente le nebulizzazioni devono essere eseguite per circa 15-20’ da due a tre volta al giorno, a seconda del farmaco e della gravità o tipo di patologia riscontrata dal Medico Veterinario.
Tecniche speciali di somministrazione dei farmaci
L’uso di endoscopi rigidi di idonee dimensioni ha rivoluzionato la medicina aviare. Llo sviluppo di particolari strumenti endoscopici, come degli aghi sottili, permette di inoculare e/o aspirare i farmaci direttamente sulla o nella lesione.
L’uso delle sferule in polimetilmetacrilato, imbevute di antibiotico è molto utile per il trattamento delle osteomieliti e delle infezioni locali dei tessuti. Le sferule, imbevute (solitamente) di amiglicosidi devono essere applicate solo dopo una buono curettage chirurgico della parte. Le sferule vengono poi rimosse in seguito alla raggiungimento del risultato terapeutico.
FARMACI E DOSAGGI
I farmaci e i loro dosaggi, come detto anche in precedenza, variano sensibilmente in relazione alla specie, alla taglia, età e sesso dell’animale per cui di volta in volta i dosaggi posso variare.
MALATTIE FUNGINE: L'ASPERGILLOSI
Autore: Dott. MARCO BEDIN
Cos’è l’aspergillosi e da cosa è determinata?
L’aspergillosi è una malattia prevalentemente respiratoria di natura infettiva ma non contagiosa degli uccelli causata da un fungo, l’Aspergillus fumigatus, che può essere ritrovato ovunque nell’ambiente (ubiquitario).
Nonostante A. fumigatus sia il più comune fungo in grado di causare la malattia, anche Aspergillus flavus e A. niger possono fungere da agenti causali. Come tutti i funghi, o miceti, aspergillus si sviluppa molto rapidamente in ambienti caldi ed umidi. Le spore del fungo, di dimensioni microscopiche possono essere trasportate dall’aria, e la scarsa ventilazione, la scarsa pulizia dei locali e la presenza della polvere ed il sovraffollamento incrementano la possibilità delle spore di essere inalate. La trasmissione quindi non avviene in modo diretto da soggetto a soggetto poiché l’infezione avviene dall’ambiente.
Solitamente il fungo anche se inalato non determina infezione, ma in soggetti in cui il sistema immunitario non è competente (stress, immunosoppressione, ipovitaminosi A) è in grado di causare la malattia in forma clinicamente manifesta. I fattori predisponenti sono molti, tra cui: stress, altre malattie concomitanti, errata alimentazione, errori di gestione e scarsa igiene, altre patologie dell’apparato respiratorio (ad esempio inalazione di fumi) ed uso prolungato e scorretto di alcuni farmaci come antibiotici e corticosteroidi.
La concentrazione delle spore nell’ambiente e la presenza di uno o più fattori predisponenti, determinano l’incidenza della malattia degli animali in quel determinato ambiente.
Nonostante alcune specie di pappagalli e altri uccelli siano più predisposte di altre, tutte possono sviluppare la malattia.
Quali sono i segni clinici dell’aspergillosi?
L’aspergillosi si può manifestare principalmente in due forme: acuta e cronica.
Nella sua forma acuta, i pappagalli colpiti manifestano difficoltà respiratorie di entità variabile, diminuzione dell’appetito, poliuria e polidipsia (frequente urinazione e frequente assunzione di acqua), cianosi (colorazione bluastra della cute e delle mucose) ed in alcuni casi morte improvvisa. Il fungo colpisce principalmente trachea, siringe (che è l’organo della fonazione negli uccelli) e sacchi aerei. In alcuni casi possono essere coinvolti anche i polmoni, ma purtroppo spesso nella sua forma acuta l’aspergillosi viene diagnosticata solo post-mortem all’esame autoptico.
La forma cronica dell’aspergillosi, è molto più comune e letale per la sua natura insidiosa. I pappagalli infatti non diventano sintomatici sino a quando la malattia non sia progredita troppo per cui possa essere curata. L’infezione si localizza principalmente all’apparato respiratorio e compaiono dei noduli (aspergillomi) o delle placche di colore bianco o bianco-giallastro a livello dei tessuti colpiti, dei sacchi aerei o della trachea. A questo punto le spore entrano in circolo e diffondono a molti organi quali rene, apparato gastrointestinale, muscoli, cute, fegato, occhi e cervello.
Si osserva principalmente un interessamento dell’apparato respiratorio, ma i sintomi dipendono dalla localizzazione delle lesioni. Sono comuni difficoltà respiratorie, respirazione frequente e intolleranza all’esercizio. Se è coinvolto il siringe possono evidenziarsi cambiamenti di voce, riluttanza a parlare e click respiratori. Le narici possono otturarsi ed è possibile osservare un certo grado di ipersecrezione nasale. Spesso una grave compromissione dell’apparato respiratorio del pappagallo lo porta a morte.
Altri segni e sintomi di malattia possono essere variabili, a seconda degli organi coinvolti nell’infezione.
Se viene colpito il sistema nervoso centrale, il pappagallo può manifestare tremori, convulsioni, incoordinazione e paralisi.
Se è coinvolto anche il fegato, è possibile osservare una colorazione verdastra degli urati ed il veterinario può riscontrare un fegato aumentato di dimensioni ed alterazione dei valori degli enzimi epatici.
Possono inoltre essere evidenti segni clinici aspecifici come: perdita dell’appetito, perdita di peso, diminuzione della massa muscolare e gotta (dolore, infiammazione delle articolazioni per deposito di urati), rigurgito, anomala composizione delle feci e diarrea, poliuria, depressione e letargia. Inoltre le spore possono penetrare nelle uova appena deposte o in quelle in incubazione e determinare la morte degli embrioni.
Come è possibile emettere una diagnosi di aspergillosi?
Emettere una diagnosi di aspergillosi è complesso e difficile poiché la malattie mima i segni clinici di molte altre malattie, specialmente nella sua forma cronica per cui si rende necessario eseguire un piano diagnostico differenziale. Il veterinario dovrà valutare attentamente la storia clinica del paziente, la dieta e la sua gestione. Per la diagnosi è necessario eseguire anche alcuni esami di laboratorio e di diagnostica per immagini, quali: Radiografie in doppia proiezione, una conta cellulare da uno striscio ematico, il PCV, un biochimico completo ed un’elettroforesi delle proteine sieriche. Tutte queste metodiche non permettono di emettere diagnosi di aspergillosi ma solo di averne un forte sospetto. L’endoscopia invece, può essere usata per la visualizzazione diretta delle lesioni a livello del siringe, della trachea e dei sacchi aerei da cui possono essere prelevati dei campioni per la visualizzazione al microscopio o per l’esame micologico colturale mediante il quale è possibile confermare la diagnosi. Si sta diffondendo recentemente anche una metodica per la ricerca degli anticorpi nei confronti di aspergillus ma in molti casi gli esiti sono falsamente positivi (aspergillus è ubiquitario) o falsamente negativi (se i pazienti hanno un sistema immunitario depresso).
Come può essere trattata l’aspergillosi?
Possono essere somministrati gli antifungini per via orale, topica, iniettabile e/o per mezzo di aerosol. La soluzione migliore rimane sempre comunque quella di andare a rimuovere il più possibile le placche ed i noduli micotici presenti a livello delle vie respiratorie mediante la chirurgia endoscopica e l’applicazione locale di disinfettanti ed antifungini.
La terapia medica deve essere somministrata per settimane o mesi e può essere necessario usare uno o più antifungini, per evitare di creare resistenze (consigliabile eseguire antimicogramma prima della terapia).
La terapia di supporto si effettua mediante la somministrazione di ossigeno, fornendo calore, somministrando alimentazione forzata e trattando altri problemi secondari che possono insorgere nel corso della terapia. Sfortunatamente la prognosi in questi casi è sempre riservata in quanto la terapia medica permette di bloccare l’evoluzione delle lesioni ma non di farle regredire.
Come può essere prevenuta l’aspergillosi?
L’importanza delle buone pratiche gestionali nella prevenzione delle epidemie di aspergillosi non può essere sottovalutata. E’ molto importante tenere i pappagalli in ambienti ben ventilati, pulire quotidianamente in modo accurato ciotole per il cibo e beverini per l’acqua e cambiare quotidianamente il fondo delle voliere (specialmente se composto da materiale facilmente contaminabile e che trattiene l’umidità). Si raccomanda inoltre, per gli animali allevati come pet bird di rimuovere mensilmente ogni gioco presente per poterlo lavare e disinfettare con accuratezza. E’ necessario inoltre fare attenzione a somministrare un’alimentazione di buona qualità offrendo la giusta combinazione di frutta, verdura, misto di semi e meglio ancora se l’alimentazione è a base di estrusi o pellettati.
Essenzialmente è necessario fare il possibile per eliminare tutte le possibili fonti di stress nella vita dei pappagalli e fornirgli un ambiente scrupolosamente pulito.
Ife e conidi di Aspergillus sp. visto al microscopio.
Esame micologico colturale di una miscela di semi. Isolamento di Aspergillus sp.
L’OBESITA’ NEGLI UCCELLI
Fonte: “Avian Obesity” di Tom Roudybush.
Traduzione autorizzata a cura del Dr. Andrea Defranceschi, Medico Veterinario.
L’obesità è una patologia frequente negli uccelli. Se il vostro animale pesa il 15% in più del peso normale della sua specie, è probabile che sia obeso. Questa condizione mette fortemente a rischio la sua salute, aumenta infatti il rischio di patologie cardiache (importante nei Pappagalli che vivono a lungo), lipomi (tumori benigni delle cellule adipose), ritenzione dell’uovo e difficoltà respiratorie, quando l’animale è agitato o fa esercizio. Se deve essere messo in anestesia per qualunque motivo, aumenta il rischio di complicazioni. Inoltre i risultati riproduttivi diminuiscono notevolmente negli uccelli obesi, a causa dell’infertilità.
Segni clinici d’obesità
Una volta individuato il peso ideale della specie cui appartiene il vostro animale, il miglior sistema per capire se è obeso, è determinare quanto il suo peso si discosta dal range ideale. Solo eccezionalmente, in animali particolarmente grandi, un 15% oltre il peso ideale non è segno clinico d’obesità.
L’obesità può essere visibile sotto forma di aree senza penne, dovute al fatto che le penne si allargano in quei punti, per la pressione di depositi adiposi sottostanti. L’uccello può avere una postura larga, con le zampe distanziate verso l’esterno. Ci può essere un rotolo di grasso sotto il becco, un “doppio mento”.
Quando si maneggia l’animale, si possono vedere depositi di grasso gialli o bianchi, più frequentemente sull’addome, che sarà disteso e flaccido, sotto la pelle lungo i fianchi e le cosce, intorno al gozzo e sul collo. Per vederli meglio, si possono inumidire la pelle e le penne con alcol.
Cause
L’obesità è dovuta a uno squilibrio tra le calorie assunte e quelle consumate in un periodo più o meno lungo. Questo capita più frequentemente in animali da compagnia, che fanno poco esercizio e con diete grasse e ipercaloriche. Uccelli alimentati con semi di girasole, noccioline e noci sono predisposti all’obesità. Se date al vostro animale cibi umani ricchi di grassi e calorie, come formaggi, carne, latte, biscotti e dolci, potete portarlo all’obesità. Anche la noia è un fattore importante, dato che probabilmente l’animale passerà il suo tempo sulla ciotola.
Terapia
Il modo più efficace di trattare l’obesità è l’esercizio associato a una diminuzione delle calorie assunte. Separate al massimo all’interno della gabbia la ciotola dell’acqua da quelle del cibo, anche in altezza, per forzarlo a fare del movimento. Si può aumentare le dimensioni della gabbia, o aumentare il tempo in cui sta libero. Se il problema è la noia, comprategli dei giochi impegnativi o dedicategli più attenzione. L’assunzione di calorie può essere regolata fornendo quantità misurate di cibo, cambiando la dieta con una ipocalorica e diminuendo l’apporto di grassi. Diminuire le quantità di cibo necessaria non sarebbe una buona soluzione, l’uccello non sarebbe soddisfatto perché affamato e potrebbe andare incontro a carenze di vitamine e minerali. La soluzione migliore è quella di dare una dieta che riduca il peso e passare poi a una dieta di mantenimento, che non lo faccia ingrassare di nuovo.
La perdita di peso durante la dieta, dovrebbe essere fatta sotto la guida di un Veterinario. Infatti si deve stabilire il peso da perdere e verificare che l’uccello assuma la nuova dieta. I cibi ricchi di grasso hanno un sapore migliore delle diete per la riduzione del peso, quindi l’animale potrebbe essere riluttante a mangiarla. Dovete cambiare il fondo della gabbia e porvi un foglio bianco, per poter verificare meglio ogni giorno, colore, forma, dimensioni delle feci. Se un uccello non sta mangiando, le feci saranno verde scuro e allargate. E’ bene saper riconoscere le feci normali, prima di cambiare alimentazione. La perdita di peso non deve essere superiore al 3% a settimana. Se non avete la possibilità di pesarlo con precisione a casa, prendete appuntamenti regolari dal vostro Veterinario.
Sarebbe meglio separare e isolare gli animali durante il trattamento Se anche gli altri devono avere la stessa terapia, dovrete pesarli singolarmente 2 volte a settimana per poterli monitorare bene.
I lipomi eventualmente presenti dovrebbero scomparire assieme alla diminuzione di peso. Se questo non avviene quando l’animale ha raggiunto il peso forma, consultate il vostro Veterinario perché potrebbe essere necessaria una terapia medica o chirurgica.
Oggi esistono in commercio specifiche diete complete in pellet per il trattamento dell’obesità. Informatevi presso il vostro Veterinario Aviare. In queste diete rimangono inalterati i livelli di proteine, vitamine e minerali, ma si riduce l’energia metabolizzabile a 2650 kcal/kg rispetto alle 3250 kcal/kg di un normale mantenimento. Non date altri cibi durante la terapia, solo piccole quantità di frutta e verdura, come snack, sono ammesse. Una volta raggiunto il peso forma tornate a una dieta di mantenimento, evitando le normali miscele di semi, che normalmente contengono il 17% di grassi, rispetto a un alimento completo.
A una corretta alimentazione associate sempre l’esercizio fisico. Un uccello alimentato correttamente e tenuto in buona forma fisica, ha un’aspettativa di vita molto superiore.
L'AUTODEPLUMAZIONE DEGLI AGAPORNIS
Articolo di Miriam Bisiacchi per la rivista “Italia Ornitologica”.
L’autodeplumazione è una piaga che colpisce di frequente gli Psittacidi in generale e per l’allevatore rappresenta un evento frustrante, di difficile comprensione e risoluzione, a cui spesso segue l’automutilazione e la morte del soggetto.
Benchè numerosi studi sono stati condotti e se ne potrebbe scrivere un trattato, cercherò di dare una visione d’insieme del problema per quanto riguarda gli Agapornis, con l’intento di fornire uno spunto di riflessione a chi desidera comprendere, prevenire o curare questo disturbo.
Le cause possono essere molteplici (molto spesso si tratta di un intreccio di cause), le più frequenti nella specie presa in esame sono le seguenti:
a) Depressione/frustrazione.
Negli Agapornis sembra essere la causa principale dell’autodeplumazione, che spesso è associata alla solitudine, alla separazione dal compagno, con simile o umano, all’impedimento da parte nostra di congiungersi con l’esemplare prescelto (non dimentichiamo che anche gli uccelli hanno un carattere e delle preferenze, che vanno aldilà della nostra scelta di evitare per esempio l’accoppiamento tra un Roseicollis a Faccia Arancio e un Avorio) , all’imposizione di un partner non gradito, alla gelosia, oppure alla presenza di altri uccelli che disturbano o prevaricano in qualche modo il soggetto, come potrebbe accadere in una voliera, dove sono costrette a convivere specie diverse ed antagoniste (ad es. Roseicollis con Fisher) o esemplari particolarmente territoriali, che si perseguitano in nostra assenza. Gli Agapornis sono molto abili a dissimulare e solo lasciando accesa la videocamera potremmo renderci conto delle dinamiche in un gruppo quando non siamo presenti. A tale proposito, ho notato ad esempio che le mutazioni chiare (ino), introdotte in voliera, vengono respinte e tormentate dai soggetti più scuri, che probabilmente li considerano un potenziale pericolo per il gruppo, in quanto troppo visibili al predatore, e pertanto cercano di allontanarli. Si sono verificati casi di autodeplumazione in soggetti limitati da problemi visivi o impossibilitati a volare a causa del taglio delle remiganti , o in esemplari prelevati dalla voliera e sistemati nelle gabbie da cova, con poco spazio a disposizione. Anche lo stress procurato dalla presenza di altri animali minacciosi (cani e gatti in particolare) può a volte condurre ad un comportamento autolesionistico. In certi casi si arriva addirittura all’automutilazione, con gravi lesioni della pelle. Talvolta è il compagno a deplumare il soggetto (questo è evidente in particolare quando le piume vengono a mancare nella zona della nuca o delle cavità auricolari), per noia o per un eccesso di attenzioni nel periodo riproduttivo, specie se il nido non è disponibile.
In tal caso può accadere che la femmina si innervosisca e strappi al compagno le piume della zona anale o del codrione, che questi continuerà a recidere, non appena saranno spuntate. A questo proposito, è interessante notare come, una volta innescato il meccanismo, è quasi impossibile arrestarlo, se non con l'ausilio di un collare elisabettiano di appropriata forma e dimensioni. La piuma strappata viene infatti lasciata ricrescere per circa 5 mm, poi viene strappata e “succhiata”. Questo fatto mi fa pensare che il calamo abbia un contenuto dal valore nutrizionale elevato ed un sapore particolarmente gradevole all’Agapornis.
b) Ambiente.
I fattori ambientali possono giocare un ruolo determinante sia nella genesi che nella risoluzione del disturbo. Mi riferisco in particolare alle dimensioni e alla collocazione della gabbia, alla disponibilità dell’acqua per il bagnetto, alle sostanze che aderiscono alle piume, alle tossine inalate (deodoranti, fumo), ai metalli ingeriti e alla luminosità dell’ambiente. La collocazione della gabbia è importante: bisogna infatti tenere presente che il pappagallo in natura non si poserebbe mai in un luogo poco sicuro. Davanti alla finestra va bene, ma un angolo deve essere riparato dalla parete o da un panno, per garantirgli un nascondiglio. Come si sente secondo voi un uccello a portata del cane, del gatto, dei predatori esterni? Anche la vicinanza di un grande televisore, di un dipinto inquietante, o di qualche oggetto che fluttua nei pressi della gabbia possono causare uno stato di ansia e stress nei nostri piccoli amici. Per quanto riguarda le dimensioni, teniamo presente che i pappagalli si spostano orizzontalmente, quindi la misura minima per una coppia è 35x45x60 cm. Ovviamente più grande sarà, più felici li vedremo giocare con le altalene di corda e i rami di salice che forniremo loro per distrarsi, anche se si tratta di pappagallini destinati alla riproduzione, che non sono certo di “serie B”e non si annoiano meno degli altri.
c) Malattie infettive virali, batteriche o micotiche ( malattia delle piume e del becco, PDD, aspergillosi, megabacteriosi, chlamydia….).
Solitamente in questi casi le imperfezioni del piumaggio sono associate ad altri sintomi fisici, che un veterinario aviare competente saprà facilmente riconoscere, effettuando i test necessari e consigliando la cura più idonea. Spesso infatti l’uccello depluma le zone in corrispondenza all’organo colpito dall’infezione, a causa del disagio.
d) Squilibri alimentari (carenze o eccessi).
La pelle è il più grande organo del corpo, che serve aregolare la temperatura corporea ed agisce da barriera tra gli organi interni e l’ambiente circostante (batteri, tossine). Le piume, le unghie e il becco non sono altro che un’estensione di quest’ultima e, come l’epidermide, sono costituite principalmente da cheratina, una proteina non solubile composta da zolfo e da aminoacidi, in particolare tirosina e leucina. I nutrienti normalmente associatiai problemi di pelle e piumaggio sono le proteine, la Vit. A, i minerali e gli acidi grassi essenziali.
Carenze. * L’uccello mangia solo ciò che gli piace, tipico nel caso dell’Agapornis addomesticato viziato o degli allevamenti, dove le mangiatoie vengono riempite fino all’orlo, così gli uccelli scelgono solo i semi che preferiscono e scartano il resto. *Insufficienza di acidi grassi essenziali* Diminuzione del livello di acidi grassi Omega 3 - Omega 6. *Carenze di minerali, in particolare calcio, magnesio, zinco, silicio e zolfo.*Carenza di fibre, per cui le tossine si fissano nel tratto digestivo*Carenza di Vit. A, che rende l’uccello suscettibile alle infezioni e a causa della secchezza della pelle può provocargli prurito.*Carenza di aminoacidi. Sono gli elementi che costituiscono le proteine e, in caso di carenza, l’organismo non riesce a riparare le cellule e gli organi , nonché a produrre enzimi, anticorpi e le piume stesse, che sono costituite da proteine. In tal caso, l’uccello mangerà le proprie piume e a volte le uova.*Carenza di Vit. E: quest’ultima protegge le membrane cellulari, agisce da antiossidante nell’interno delle cellule e impedisce che i grassi irrancidiscano nel corpo, rivestendo un ruolo speciale nella salute della pelle.
Eccessi. sale : pur essendo utile all’organismo, l’eccesso può causare edema e prurito. Eviteremo quindi di offrire ai nostri amici alati avanzi di cibo o crackers, contenenti sale. *Estrusi: alcune sostanze contenute negli estrusi possono causare allergie in certi soggetti, provocando prurito.*Eccesso di Vit. A: è tossico per l’organismo. *Eccesso di grassi rispetto alle proteine: il senso di sazietà scoraggerà il consumo di alimenti proteici utili all’organismo: in tal caso, pelle e piume ne risentiranno per prime.
e) Intossicazione da zinco.
Sospetteremo questa potenziale causa,se l’uccello prende spesso nel becco le sbarre zincate della gabbia e/o noteremo sintomi neurologici e gastrointestinali.
f) Parassiti.
Gli ectoparassitiche colpiscono più frequentemente i pappagalli sono visibili ad occhio nudo e facilmente eliminabili con dei prodotti atossici.
L’endoparassita più frequentemente associato all’autodeplumazione è la Giardia, presente nelle acque dicorsi d’acqua o pozzi contaminati.
g) Allergie.
In alcuni casi anche gli uccelli possono manifestare una risposta immunitaria inappropriata a determinate sostanze presenti nell’ambiente o negli alimenti. Si può sospettarequesto tipo di problema quando si grattano e vocalizzano mentre si strappano le piume. Cosmetici e profumi che venissero in qualche modo a contatto con le piume (esempio: una signora truccata e profumata coccola e sbaciucchia un pappagallino allevato allo stecco, inoltre lo accarezza con dita impregnate di nicotina) possono indurre l’autodeplumazione.
In molti casi sarà possibile eliminare o perlomeno limitare il comportamento autolesionistico.
Una volta fugato ogni dubbioriguardo aduna possibile origine patologica del disturbo, dovremo pertanto porci alcune domande: la dieta è equilibrata ? L’uccello si sente al sicuro ? Ha un partner adeguato e spazio a sufficienza ? Nella gabbia ci sono dei passatempi ? Può bagnarsi se lo desidera ? Cosa è cambiato nell’ambiente circostante nel periodo in cui ha cominciato a spiumarsi ? Siamo in grado di individuare delle possibili fonti di stress ?
Forse così ci renderemo conto che ci sono dei cambiamenti da fare.
Non dimentichiamoci inoltreche gli Psittacidi in genere sono molto sensibili e risentono di tensioni e stati di ansiache permeano l’ambiente circostante, fungendo talvolta da parafulmini.