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ALTRI ANIMALI ETOLOGIA
CLICKER TRAINING
Autore: Miriam Bisiacchi
Ogni tanto qualcuno mi chiede, visto che conosco tanti allevatori, di procurargli un pappagallo parlante.
L’idea di avere un grosso, buffo uccello appollaiato su un trespolo in soggiorno, che riesca a stupire e divertire gli amici imitando il gatto, il campanello, i latrati del cane dei vicini e a ripetere un incredibile repertorio di parolacce, è veramente irresistibile.
A quel punto mi sento in dovere di spiegare che tenere in casa un pappagallo richiede conoscenza della specie e senso di responsabilità: trattasi di un animale longevo, che necessita di compagnia e di attenzioni, ma soprattutto di stimoli. Affinchè impari a parlare ha bisogno di interagire. Se sarà infelice, potrà sfogare la sua frustrazione urlando (non so se avete mai sentito gridare un Cacatua…), o autodeplumandosi o addirittura automutilandosi, perdendo la sua bellezza e creando problemi con i vicini. Può accadere che si affezioni ad un solo membro della famiglia e si dimostri aggressivo con gli altri, oppure che reagisca male alla nascita di un bimbo, inoltre ha bisogno di una gabbia spaziosa in cui possa muoversi liberamente e sgranchire le ali e di un ambiente luminoso e sano….
Un po’ alla volta vedo l’entusiasmo spegnersi sul viso del mio interlocutore, che pensava di prendersi in casa un giocattolo. L’idea di tenere in soggiorno una gabbia ingombrante e costosa, la prospettiva di dover dedicare molto del proprio tempo all’uccello, che pensava se ne sarebbe stato buono e zitto in un angolo, non è più tanto allettante.
E’ facilmente comprensibile il motivo per cui il negoziante non fornisce queste informazioni al potenziale cliente: nell’80 % dei casi quest’ultimo rinuncerebbe all’acquisto!
Capita quindi che molte persone in buona fede ed inesperte si portino a casa l’animale, senza sapere a cosa andranno incontro, poi cominciano i problemi: strida, dolorose beccate, semi sparsi dappertutto, il prezioso mobiletto d’antiquariato devastato…. E’ l’inizio della fine: il pappagallo dovrà andarsene.
D’altronde, cos’altro si può fare, se il rapporto non funziona?
Qualcuno lo regalerà a qualche persona paziente e volonterosa, la maggior parte lo venderà ad un negoziante o al miglior offerente …. chissà dove andrà a finire la prossima volta? Magari in un retrobottega, la gabbia coperta da un panno oscurante per farlo dormire.
Immaginiamo di adottare un uccello che abbia già vissuto delle esperienze traumatiche.
Cosa si può fare per cercare di “recuperarlo”?
Innanzitutto, invece di voler insegnare la nostra lingua all’uccello, potremmo cercare di imparare la sua.
Proviamo a diventare “L’uomo (o la donna) che sussurra ai pappagalli”. Guardiamolo negli occhi, come si guarda un nostro simile, studiamo il suo comportamento in varie circostanze.
Rendiamoci conto che le cattive maniere non sortiscono alcun effetto, anzi, agitando la scopa e urlando al cospetto dell’animale, finiremmo solo per terrorizzarlo e peggiorare la situazione, perdendo la sua fiducia.
L’interazione è indispensabile.
E’ importante che il pappagallo possa uscire ogni giorno dalla gabbia e trascorrere del tempo con la famiglia, fino a diventarne un membro insostituibile, e che questo sia avvertito come un piacere e non come un dovere.
A volte, nonostante la buona volontà, molte persone si sentono sfiduciate ed impotenti perché si trovano davanti ad un soggetto traumatizzato, che non si fida più degli umani, e non sanno come conquistarlo.
Fortunatamente però sono stati fatti molti progressi con le tecniche di addestramento degli animali.
Un sistema alla portata di tutti e che sembra dare i risultati migliori è il “clicker training (CT)”, ovvero l’addestramento con l’ausilio del “clicker”, un piccolo oggetto munito di linguetta metallica che, se schiacciata, produce un “click”.
Il clicker training è stato scoperto da studiosi del comportamento animale ed usato con successo per decenni da addestratori professionisti e non.
E’ un sistema gentile, umano e stimolante per relazionarsi al proprio animale, non soltanto piumato, che può essere impiegato per risolvere problemi comportamentali (ad es. quando il pappagallo urla, becca o detesta un membro della famiglia), ma anche per insegnargli a parlare e per giocare. L’uccello non verrà mai forzato, bensì parteciperà con gioia alle sessioni di sua spontanea volontà, anzi, a volte reclamerà il gioco.
Il pappagallo adora esibirsi e impara molto velocemente. L’addestramento potrà risultare anche per noi estremamente divertente e gratificante, specie quando ci renderemo conto di quanto sia migliorato il nostro rapporto con l’animale, a prescindere da com’è stato in passato. E’ così semplice e sicuro, che perfino i bambini possono cimentarsi. Se sapremo rispettare alcune semplici regole, rimarremo stupiti dai risultati ottenuti in brevissimo tempo.
Il clicker training è basato sul “condizionamento operante”, mediante il quale l’addestratore fa capire all’animale che un suo comportamento corretto verrà rafforzato da un premio.
Nuovi comportamenti verranno insegnati, partendo da quelli spontanei, dando all’animale la possibilità di scegliere senza usare la coercizione. Solo le scelte corrette verranno ricompensate, le altre verranno ignorate.
Per l’uccello, la motivazione ad agire sarà dunque il premio.
Il suono del clicker lo informerà che qualsiasi cosa stesse facendo nel preciso istante in cui ha udito il click merita una ricompensa, quindi il clicker è “il ponte” tra l’azione desiderata e il premio. Si potrebbe usare anche un segnale verbale, ma il clicker ha un suono più netto ed incisivo.
Dobbiamo essere tempestivi nel consegnare il premio e, a prescindere dall’addestramento vero e proprio, fare molta attenzione a non ricompensare un atteggiamento sbagliato: ad esempio, se l’uccello urla e noi ci avvicineremo, gli risponderemo, gli porteremo un bocconcino sperando di calmarlo, otterremo il risultato contrario: penserà che urlare sia il comportamento che stiamo premiando, e non la smetterà più!!!!
Con il trascorrere del tempo, l’azione, a cui verrà assegnato un nome-chiave, verrà ripetuta su richiesta, ogni volta che si pronuncerà il nome e verrà usato il clicker, perché l’uccello saprà che alla sua performance seguirà il premio, e farà di tutto pur di ottenerlo.
Quattro modi per influenzare il comportamento animale
Ricompensa ( R )
R+ : si fa qualcosa di gradito per ottenere un comportamento migliore: ad esempio un bocconcino delizioso o le coccole
R- : si fa mancare qualcosa di gradito allo scopo di migliorare il comportamento: ad esempio la nostra presenza, per far capire all’uccello che ogni volta che si metterà a strillare noi ci allontaneremo.
Punizione ( P )
P- : per eliminare un comportamento, togliamo qualcosa, ad es. non diamo attenzione all’uccello perché grida, oppure non gli diamo il premio perché l’azione non è stata effettuata correttamente
P+ : aggiungiamo qualcosa di sgradevole : sgridiamo, scuotiamo l’uccello, agitiamo la scopa, copriamo la gabbia (ovviamente questo sistema non si usa nel clicker training). Il risultato sarà un animale terrorizzato.
Il Clicker
Se non si trova in qualche negozio di giocattoli o nelle patatine Wacko’s, si può ordinare negli Stati Uniti via Internet, ad es. da Petsmart. In alternativa si può usare un fischietto o percuotere un oggetto che produca un suono argentino.
Il premio
E’ qualcosa che il pappagallo non vede l’ora di avere.
Se è goloso e sappiamo esattamente qual’è il suo bocconcino preferito, il gioco è fatto (spero non si tratti di un sorso di vino o un pezzo di cioccolata!)
Toglieremo dalla dieta abituale quel cibo e lo useremo solo come ricompensa, ridotto in piccolissimi pezzi, altrimenti l’uccello ci metterà molto tempo per mangiare tra un esercizio e l’altro, e inoltre sarà presto sazio e demotivato.
Se dobbiamo ancora individuarlo, metteremo su un largo piattino molti bocconcini diversi: un seme di canapa, di zucca, di girasole, un pezzetto di arachide, un frammento di mela, una crocchetta ecc…Quello preferito verrà scelto per primo.
In seguito forse ci accorgeremo che l’uccello risponderà meglio se useremo diversi tipi di premio, a sorpresa.
Se il soggetto da addestrare deve ancora essere addomesticato, i bocconi vanno lasciati nella gabbia, o offerti su un cucchiaio, a cui lo avrete abituato lasciandolo in vista nella gabbia.
In alternativa, si può provare con un grissino, una spiga di panico, una lunga crosta di pizza, che consentono di “mantenere le distanze”.
Dal momento che (purtroppo) la maggior parte dei nostri pappagalli ha una dieta a base di girasole e non vuole altro, può essere estremamente difficile individuare il premio.
In tal caso prima bisognerebbe cercare di rendere la dieta più varia (e più sana), magari passando attraverso i germogliati.
Tuttavia, anche se il cibo è la soluzione migliore, nella peggior delle ipotesi una grattatina o una carezza (se gradite) oppure delle esclamazioni di gioia accompagnate da mimica facciale e battimani (se l’uccello non si spaventa) possono essere visti come una ricompensa.
ED ORA COMINCIAMO !!!
Se possibile (nel caso in cui il soggetto è allevato allo stecco), si addestri l’uccello in un luogo diverso dalla sua gabbia: su un posatoio, sopra la gabbia, sul letto (protetto da una tovaglia!), dopo aver eliminato ogni fonte di distrazione ed essersi assicurati che si senta a suo agio. Se non vuole collaborare, provare più tardi.
Avete il clicker e i premi a portata di mano?
Il primo passo e’ il
CONDIZIONAMENTO
Condizioniamo l’uccello al clicker, cioè facciamogli capire che click = ricompensa. Per far ciò, clicchiamo e porgiamogli il bocconcino. Ripetiamo l’operazione molte volte di seguito.
Se l’uccello da addestrare è nella sua gabbia e non prende il cibo dalle mani, faremo cadere il boccone nella ciotola. In casi particolarmente difficili ci farà ostruzionismo: non importa, ignoriamo il fatto e continuiamo a far cadere i bocconi. Alla fine allontaniamoci e vedremo che andrà a prenderli.
In questi casi i tempi saranno molto più lunghi e ci vorrà pazienza, ma alla fine la spunteremo. Premieremo il soggetto semplicemente quando ci guarda, quando si avvicina di un passo e dimostra fiducia.
Ci vorranno al massimo 3-5 sessioni di circa 5 minuti affinchè comprenda che al suono seguirà qualcosa di fortemente gradito. Anche se l’uccello non darà particolari segnali di interesse, l’addestramento potrà comunque iniziare dopo 3-5 sessioni.
TEMPESTIVITA’
E’ importante cliccare nel momento stesso in cui l’azione viene perfezionata, ma non quando è già stata completata. Deve capire esattamente quale azione ha fatto scattare il meccanismo R+.
REGOLE GENERALI
Le sessioni devono essere brevi: da 3 a 5 minuti.
Potete addestrare più volte al giorno, con un’ora-due di intervallo.
Fate in modo che il soggetto si senta a proprio agio: ad esempio, cliccate e premiatelo un paio di volte mentre esplora il luogo scelto per l’addestramento.
Concludete la sessione con una nota gioiosa, ad esempio un “jackpot” (razione supplementare di premio)
Concedere un “jackpot” ogni volta che l’animale farà qualcosa di eccezionale.
Se non è disposto a giocare, non forzarlo.
Se volete fare un gioco, ma l’uccello vuole farne un’altro, premiatelo per quello che fa. Ci sarà tempo per ritentare!
Diventate più esigenti quando sarà pronto, chiedendogli di perfezionare gli esercizi, anche per evitare che si annoi.
Fate un passo indietro se necessario: quando mostra di non capire, ritornate ad esercizi più semplici.
All’inizio tenete il clicker a portata di mano ed osservate spesso l’uccello: quando farà qualcosa di positivo, cliccate e offritegli il premio. Ad es, se vorrete insegnargli a fare l’aquila, cliccherete quando alzerà le ali per sgranchirle.
Potrete correggere i difetti cliccando i comportamenti piacevoli: cliccate per il silenzio, per una parola o un suono gradevole, per un atteggiamento affettuoso nei confronti di un membro della famiglia , quando gioca da solo o accetta di salire sul bastone che gli porgete.
In seguito sceglierete una parola-chiave (sempre la stessa) per rafforzare un determinato comportamento, ad esempio: “Sali!” o “Silenzio!”. Cliccherete e premierete l’uccello ogni qual volta avrà risposto alla parola chiave con il comportamento corrispondente.
Assicuratevi che il premio sia veramente gradito.
L’uccello apprezzerà di più i bocconcini-premio se lo addestreremo prima che abbia mangiato!
Concludete la sessione prima che l’uccello si mostri annoiato, così la volta dopo sarà più motivato
Se siete stanchi o di cattivo umore, lasciate perdere: si accorgerebbe che non vi divertite con lui e non farebbe del suo meglio.
ALCUNE COSE CHE POSSIAMO INSEGNARE CON IL CLICKER TRAINING:
A salire e scendere sul braccio o su un bastone
A lasciarsi tagliare le unghie
A fare i bisogni nella gabbia
A giocare da solo
Ad accettare tutti i membri della famiglia
A non beccare le dita
A stare tranquillo
Molti giochi: salire e scendere da una scaletta, sollevare un secchiello contenente il premio per mangiarselo, mettere una monetina nel salvadanaio, una pallina nel cestino da pallacanestro, degli anelli colorati su un perno, spingere un carretto o un’automobilina con il becco, riportare un oggetto su richiesta, suonare un campanellino, salutare con la zampa…..
QUALI ANIMALI SI POSSONO ADDESTRARE
Il clicker training non vale solo per i pappagalli, bensì anche per molti mammiferi (tra quelli domestici: cani, gatti, maiali, asini, cavalli, furetti, coniglietti…), uccelli (perfino un canarino può essere addestrato, per non parlare dei corvi!!!! ), addirittura iguane!